“San Gennaro e il tempo”: quattro storie per raccontare il valore del tempo nel giorno dell’attesa

Assunta Pacifico, Ciro “Poppella” Scognamillo, Giuseppe Scicchitano e Diego Vitagliano protagonisti di un progetto video dedicato al rapporto tra il Santo, la città e il tempo delle persone

NAPOLI, 19 SETTEMBRE 2026 – Da poco online un video dedicato a San Gennaro per parlare, in realtà, del tempo. Quello della città, quello delle generazioni e soprattutto quello delle persone, che assume un valore diverso a seconda delle esperienze, delle attese e dei momenti che ciascuno attraversa. È il tempo il filo conduttore del progetto video pubblicato oggi sui social dello storico ristorante di mare a via Foria, registrato insieme al figlio, Giuseppe Schicchitano, Ciro “Poppella” e Diego Vitagliano: i quattro protagonisti della ristorazione e dell’artigianato gastronomico napoletano – dalla cucina alla pizza passando per la pasticceria -, chiamati a condividere un racconto di valore sul tempo proprio nel giorno dedicato al Santo Patrono.

Il punto di partenza è una delle immagini più identitarie della città: Napoli che il 19 settembre si ferma e aspetta. L’attesa del sangue di San Gennaro diventa così una metafora del tempo e delle diverse forme che assume nella vita di ciascuno. Il video alterna volti, mani al lavoro, tavole, mare, strade e luoghi della città alle immagini del Duomo, del Tesoro e di San Gennaro, costruendo un dialogo tra la quotidianità dei protagonisti e una tradizione che da secoli appartiene alla memoria collettiva di Napoli.

Il tema del tempo viene affrontato attraverso le loro storie personali e professionali: il tempo necessario per costruire un percorso, quello della famiglia, il tempo del lavoro e della crescita, ma anche quello delle difficoltà, delle perdite, delle attese e delle nuove possibilità. Particolare rilievo assume nel progetto il rapporto tra generazioni. La presenza di Assunta Pacifico insieme al figlio Scicchitano introduce infatti il tema di un tempo che non si limita a passare, ma che viene trasmesso e consegnato: un patrimonio fatto di memoria, gesti, conoscenze, identità e lavoro.

Un passaggio generazionale che trova un ideale collegamento anche nelle storie di Poppella e Diego Vitagliano, espressioni di una Napoli contemporanea che continua a trasformarsi senza interrompere il rapporto con le proprie radici. Il progetto mette quindi in relazione il tempo individuale con quello collettivo. Da una parte ci sono le vite dei protagonisti, con i loro percorsi – di gioia e di dolore – e le loro esperienze; dall’altra c’è il tempo di Napoli, scandito da ricorrenze e rituali che continuano a ripetersi mentre la città cambia.

San Gennaro diventa così il punto di connessione tra passato e presente. Da secoli il Santo attraversa il tempo insieme a Napoli e ai suoi abitanti. Cambiano le generazioni, cambiano le strade, cambiano i mestieri e cambiano le persone, ma il 19 settembre torna ogni anno lo stesso appuntamento: quello dell’attesa.

“C’è un tempo che passa e un tempo che ritorna. A Napoli il tempo ha un appuntamento preciso: il 19 settembre”, è il messaggio da cui prende avvio il racconto su Instagram. Il progetto nasce dalla volontà di raccontare proprio questa dimensione: il valore del tempo non è uguale per tutti, perché ogni persona lo misura attraverso ciò che ha vissuto. Un anno può significare attesa, un altro rinascita; un periodo può essere segnato da una perdita, un altro dalla costruzione di qualcosa di nuovo.

È questo il legame più profondo con San Gennaro: la città attende un segno, ma nel frattempo ciascuno porta con sé il proprio tempo e la propria storia. Ci sono cose che il tempo cambia. E altre che il tempo insegna a non dimenticare.

Da secoli San Gennaro attraversa il tempo insieme a Napoli. E ai suoi figli.

Cambiano le generazioni, cambiano le strade, cambia la città. Ma quell’attesa ritorna.

Perché Napoli non dimentica il tempo. E i napoletani lo sanno. Ognuno a modo loro.

Ogni tempo scandisce una storia: una perdita, un’agonia, una speranza.