La narrazione è la cosa che più preoccupa

La narrazione di una vicenda che ha ancora diversi punti oscuri. La narrazione distorta da certi personaggi che difendono a spada tratta la loro squadra, la loro società, i loro dirigenti, i loro tesserati. Qui invece noi la narrazione la subiamo. Siamo capaci anche di dividerci e accusare il nostro allenatore. Loro no, e la narrazione loro riescono a cambiarla compatti. Nelle ultime ore sui social ci sono decine se non centinaia di pagine dell’Inter che difendono in maniera forte la loro squadra, ci sono giornalisti di testate nazionali, televisive, radiofoniche che non solo parano ogni colpo ma attaccano, rispondono alle accuse con fatti quasi documentati. Rispondono alle possibili accuse e cambiano di fatto la narrazione. Vedevo un giornalista, di una rete nazionale, sfacciatamente interista che sta pubblicando minuto dopo minuto cose a difesa della propria dirigenza. Noi invece qui in alcuni casi, per fortuna rari, diamo ragione a Marotta e company, difendiamo Rocchi e i suoi “compari”, in quella lotta che spesso personalmente identifico come i Guelfi e Ghibellini. Garantismo sicuramente, aspettare che l’inchiesta entri nel vivo ma difendere una classe arbitrale che da anni, e il sottoscritto lo denuncia da sempre, fa il bello e cattivo tempo non nelle grandi cose, ma in quelle piccole situazioni che sono ancora più scientifiche. Oggi più che mai dobbiamo essere compatti e soprattutto sperare che venga spazzata via questa classe arbitrale che non dimenticate anche nei vertici europei, e che vede signori che in Italia ci avevano sempre maltrattato, e lo hanno fatto in Europa con quello che è successo nella Champions di Spalletti, in quello scontro che in semifinale voleva Milan Inter con il Napoli “eliminato” ad hoc da due designazioni scientifiche che fecero solo danni. E allora cambiamo la narrazione, evitiamo di “sfidarci” tra di noi e facciamo come “loro” compatti per difendere il loro losco operato anche con il cambio totale della narrazione giuridica.