Il terziario campano è un mondo in chiaroscuro. Da un lato, un settore in crescita che traina l’economia regionale — turismo, commercio, servizi — capace di attrarre investimenti e generare occupazione. Dall’altro, una diffusa precarietà strutturale fatta di part-time involontari, orari massacranti e retribuzioni che non bastano a fine mese. Al centro di questa contraddizione c’è una piaga che la UILTuCS Campania ha combattuto con determinazione negli ultimi anni: i contratti pirata.
Il fenomeno dei contratti pirata: un furto da 6.000 euro l’anno
I contratti pirata sono accordi collettivi sottoscritti da organizzazioni sindacali prive di reale rappresentatività, che le aziende utilizzano per abbattere il costo del lavoro al di sotto degli standard fissati dai contratti nazionali firmati dai sindacati confederali. Il risultato, per chi lavora, è devastante: in media 6.000 euro in meno ogni anno rispetto a quanto spetterebbe. Una cifra che, moltiplicata per migliaia di lavoratori, fotografa la dimensione reale del dumping contrattuale nel terziario campano.
«I contratti pirata non sono una questione tecnica, sono un furto di dignità — afferma Giuseppe Silvestro, Segretario Generale UILTuCS Campania —. Ogni lavoratore inquadrato con un contratto non rappresentativo è un lavoratore derubato. Abbiamo dimostrato che si possono battere: lavoratore per lavoratore, vertenza per vertenza, senza mai smettere di stare dalla parte giusta.»
La risposta della UILTuCS non si è limitata alla denuncia. Unendo le forze con Filcams CGIL e Fisascat CISL in un fronte unitario, il sindacato ha avviato un’azione capillare sul territorio che ha portato a sostituire questi accordi con contratti pienamente tutelanti. Il risultato è quantificabile: circa 9.000 lavoratori campani hanno oggi la giusta applicazione contrattuale. Novemila vite che contano di più.
Le vertenze vinte: dai centri commerciali agli appalti
Accanto alla battaglia sui contratti, l’azione della UILTuCS Campania si è dispiegata su numerosi fronti territoriali, con risultati che hanno cambiato concretamente la vita di centinaia di lavoratori.
Uno dei casi più significativi riguarda la grande distribuzione. La chiusura dell’Ipercoop di Afragola e dell’Auchan di Nola aveva gettato nell’incertezza circa 200 lavoratori, famiglie intere dipendenti da quei posti di lavoro. Grazie a una trattativa serrata che ha coinvolto il sindacato, la Regione Campania e le aziende subentranti, è stato possibile garantire sia la continuità occupazionale che il recupero reddituale. Un modello virtuoso di concertazione che ha evitato il peggio.
Nel comparto dei servizi in appalto — vigilanza e sicurezza privata, multiservizi, mense aziendali e scolastiche — le battaglie sono state altrettanto dure. I cambi d’appalto sono terreno fertile per il ribasso delle condizioni di lavoro: ogni volta che un contratto cambia gestore, i lavoratori rischiano di vedersi applicare condizioni peggiorative. La UILTuCS ha presidiato questi passaggi con costanza, facendo prevalere le ragioni dei lavoratori sulla logica del massimo ribasso.
Aperta, e ancora in corso, è invece la vertenza che riguarda i 30 dipendenti del Burger King alla Stazione Centrale di Napoli. Una battaglia simbolica, che si inserisce in un impegno più ampio per la salvaguardia dell’occupazione nel settore della ristorazione commerciale in tutta la regione. Nel turismo — settore vitale per l’economia campana — il sindacato ha rinnovato storiche contrattazioni in tutto il territorio: da Napoli alle Isole del Golfo, dalla Penisola Sorrentina alle Costiere Amalfitana e Cilentana. Un lavoro paziente e capillare che ha messo al sicuro diritti e salari in uno dei comparti più esposti alla stagionalità e alla precarietà.
I numeri di una stagione sindacale
Il quadro complessivo dell’azione contrattuale a livello nazionale restituisce la misura dell’impatto economico del lavoro sindacale nel terziario. I rinnovi contrattuali in Turismo, Commercio e Servizi hanno determinato un trasferimento di risorse dalle imprese ai lavoratori quantificabile in circa 70 miliardi di euro. Una cifra che racconta meglio di qualsiasi altro dato il valore concreto della contrattazione collettiva.
Sul fronte organizzativo, la UILTuCS Campania ha registrato una crescita di oltre mille iscritti, consolidando la propria presenza in tutte le province della regione. L’ultimo appuntamento congressuale prima del regionale è stato quello di Salerno, celebrato il 13 aprile, a testimonianza di un sindacato radicato e in salute.
Il XIII Congresso: «Vite che Contano»
Tutto questo confluirà nel XIII Congresso regionale della UILTuCS Campania, in programma il 21 e 22 aprile 2026 alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Oltre 200 delegati, eletti nel corso di decine di assemblee aziendali e territoriali, daranno vita a un appuntamento che è insieme momento di bilancio e di rilancio.
Il tema scelto — Vite che Contano — non è casuale. Richiama una concezione del sindacato come presidio di dignità, prima ancora che di tutela economica. Un filo rosso che si ricollega alla grande Assemblea Nazionale del marzo 2023, sempre a Napoli, che aveva posto al centro lo sblocco di contratti fermi da anni, come quello della Vigilanza, bloccato da oltre un decennio.
«Ripartiamo da qui, dai risultati raggiunti e dalle sfide ancora aperte — aggiunge Silvestro —. Le priorità per i prossimi anni sono chiare: rinnovi contrattuali in tempi certi, stipendi adeguati al costo della vita reale e un argine alla fuga dei nostri giovani migliori. Il terziario campano merita un mercato del lavoro di qualità. Noi continueremo a costruirlo, con lo stesso spirito di servizio che ci ha sempre guidato».
Dal 22 aprile, a congresso concluso, si ripartirà. Con la consapevolezza che ogni vertenza vinta, ogni contratto pirata sostituito, ogni posto di lavoro salvato non è una statistica: è una vita che conta.
