Giovanna Carlsson: da Giugliano a Stoccolma in difesa del Made in Italy

Quella di Giovanna Carlsson è una storia tutta napoletana. Una storia di rivincite ma soprattutto di tanta passione per la cucina italiana. Dopo aver lavorato con catering ed essersi specializzata in “Gestione delle Piccole e Medie imprese” la  donna classe 1976 residente nel territorio giuglianese dall’età di 18 anni decide così  di fare le valigie, destinazione Stoccolma !

Nel 2014 la Svezia rappresenta un grande obiettivo per Giovanna la quale approdata nel capoluogo scandinavo priva di ogni conoscenza linguistica inizia a mettere in pratica la sua passione, lavorando come food guide ed insegnando agli svedesi le tradizioni culinarie campane.
In questo caso si sa, cuore ed impegno prima o poi premiano e quello di Giovanna Carlsson rappresenta l’esempio lampante: in cinque anni viene nominata Presidente Slowfood Stockholm vantando un grande successo con la pagina Facebook “En neapolitanska i Sverige” (Una napoletana all’estero).

All’interno di quest’ultima Giovanna fornisce giornalmente preziosi consigli culinari nel tentativo di abolire definitivamente le “false ricette” che non tengono fede alla tradizione nostrana. Tipiche dei paesi nordici ma anche di molte realtà americane ed orientali le “brutte imitazioni” rappresentano il nemico più odiato dalla donna di origini campane. In questi anni sono stati tanti gli accostamenti bizzarri effettuati su pilastri miliari della tradizione gastronomica italiana: tra pizza all’ ananas e carbonara con panna i sedicenti “intenditori della cucina italiana” si sono sbizzarriti nelle loro creazioni. L’opera di riparazione a questo fenomeno proposta dalla napoletana non può quindi che fare del bene, con il tentativo di preservare le autentiche radici culinarie italiane.

Queste alcune delle parole estrapolate dalla pagina Facebook della napoletana: “Quando sei italiano e vivi all’estero, saper cucinare una “semplice pasta” ti offre innumerevoli possibilità: conoscere nuovi amici, avere sempre un valido argomento di conversazione, sopravvivere alla lontananza dal bel paese. E tutto questo ci fa tanto onere. Ma saper cucinare una pasta, vuol dire che siamo cuochi? Se un ristorante ha nel suo menù una pasta, vuol dire che tale ristorante ha il diritto di presentarsi come un ristorante di cucina italiana? Signori cari, non scherziamo. Riconoscimenti più o meno prestigiosi, distribuiti sul territorio a diversi ristoranti “ italiani” senza aver capito il criterio con cui questi vengono assegnati. E nonostante la presenza di diverse istituzioni ufficiali che dovrebbero battersi per la salvaguardia del Made in Italy, e del food italiano, ancora non si è fatta una cernita accurata dei ristoranti italiani originali e quelli che fanno solo brutte imitazioni”.

In questi casi, sembra doveroso augurarle un grosso “in bocca al lupo” e che la cucina italiana sia sempre degna del suo valore in ogni parte del pianeta !
                                             

Giovanni Gravoso