Ci sono giorni in cui il calendario smette di registrare il mero scorrere del tempo per farsi altare dei ricordi, liturgia profonda di un popolo intero. Il 30 ottobre non è mai una data qualunque sotto l’ombra del Vesuvio: è il Natale Maradoniano, il compleanno dell’Uomo che rese fragile l’impossibile e consegnò la felicità agli ultimi. In uno studio televisivo denso di memoria, le parole di Gennaro Montuori, per tutti “Palummella”, non sono risuonate come semplici aneddoti, ma come una ferita d’amore ancora aperta, viva, pulsante.
Guardando quelle diapositive ingiallite dal tempo ma nitide nell’anima, l’emozione prende il sopravvento. “Vado verso i 69 anni e più passa il tempo più diventa difficile raccontarlo”, ha confidato con la voce incrinata chi con Diego ha condiviso il pane, lo spogliatoio, i silenzi e le risate più intime. Perché il legame tra Palummella e Maradona va ben oltre il rettangolo verde. È stato un affetto viscerale, quasi filiale: “L’ho vissuto più di chiunque altro. I suoi genitori, Don Diego e Doña Tota, li chiamavo papà e mamma. Persone d’un’umiltà e d’un amore sconfinato”.
Il racconto di Gennaro sveste il Mito della sua armatura d’infallibilità per restituirci il Diego più autentico: quello che non sapeva dire di no ai bambini dei quartieri popolari, quello che difendeva i più deboli e chiedeva quasi il permesso per portare gli amici a cena. “Diego è stato il più grande calciatore della storia, ma chi non lo ha conosciuto non sa che era ancora più grande come uomo”, ha scandito con determinazione Palummella, lasciando trasparire quell’amarezza mai sopita per gli ultimi anni del Pibe de Oro, lasciato troppo solo da un mondo vorace che lo cercava solo per fame di luce riflessa.
Tra il ricordo delle barricate romantiche erette a Piazza Amedeo per stringere d’assedio la presidenza e accelerare il suo ingaggio nell’estate dell’84, e le centinaia di trasferte guidando la Curva B con lo striscione del Commando Ultrà, emerge l’essenza di una Napoli che attraverso Diego ha riscattato la propria dignità. Una città che non ha mai smesso di piangerlo,ma soprattutto di amarlo.
Il messaggio che Palummella consegna all’eterno è la sintesi perfetta di un’epoca irripetibile: il calcio di oggi ha perso la sua passione genuina, ma il ricordo di Maradona resta il faro incrollabile di una comunità intera. Perché finché ci sarà anche un solo scugnizzo a tirare un calcio d’inizio sotto il cielo azzurro di questa città, l’eco di quel coro continuerà a risuonare infinito: insieme abbracciati, con Diego nel cuore, non si potrà mai perdere.
