Un pareggio che lascia l’amaro in bocca, e non potrebbe essere altrimenti. Il Napoli va sul 2-0, si fa riprendere sul 2-2, trova il 3-2 con McTominay e viene ripreso ancora dalla Roma, che non ha mai mollato e ha in rosa uomini capaci di cambiare la gara in ogni momento. Un punto che, per quanto visto in campo, non è meritato.
Il problema è ormai evidente: questo Napoli subisce troppi gol e dopo il 65′ cala d’intensità. Sarà la testa, sarà il braccino corto, saranno le gambe, ma i giocatori sembrano fermi e la squadra va in affanno. Ed è un peccato, perché la partita andava chiusa. Nel primo tempo le occasioni non sono state sfruttate, nella ripresa Politano aveva sui piedi il 3-0 che avrebbe mandato tutti a casa.
Da salvare c’è molto: De Bruyne, Rafa Marín, la generosità di Højlund, che pur senza segnare ha corso, sofferto e dato l’anima, forse con un po’ di sfortuna. Meno convincente Lang, apparso fuori partita nel secondo tempo soprattutto. Anche Politano ha chiesto il cambio, stremato e tanti altri erano un po’ sulle gambe.
Poi c’è l’arbitraggio, e non si può far finta di niente. Colombo ha diretto male, con un primo tempo da dimenticare: Gollini che esce dall’area e tocca il pallone col pugno senza conseguenze, una gomitata che il VAR non vede o non vuole vedere, ammonizioni distribuite con un metro diverso, tre minuti per sanzionare Rafa Marín e un’attesa infinita per un giallo a Cristante. Sul terzo gol romanista, e sull’episodio che ha coinvolto Gollini, nessuno darà spiegazioni: il VAR, a quanto pare, è stato zittito. Ora serve che il Napoli faccia sentire la propria voce, a mio parere.
Questa è una squadra che può comunque battere chiunque, come dimostrano le partite con Inter e Roma, ma che troppo spesso si ritrova con un pugno di mosche in mano. resta l’amarezza per una beffa incredibile.
