Pomigliano d’Arco, un libro-calendario sulle tradizioni popolari L’autore, Marco Melito: «Un’eredità nelle mani dei giovani»

Giovanni Sgammato, Marcello Colasurdo, Cicetto Guadagno, Tonino ‘o Stocco. Gli appassionati di tradizioni popolari vesuviane avranno sentito centinaia di volte i loro nomi. Sono loro, insieme a tanti altri, infatti, ad aver mantenuto in vita i rituali, i canti e i suoni legati alle tradizioni popolari contadine di Pomigliano d’Arco. Le loro storie, i loro racconti e tutte le tradizioni sono finiti in “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari”, il primo libro di Marco Melito, studioso e ricercatore del folklore locale che, insieme all’associazione culturale ‘A Sunagliera, tutela e diffonde il patrimonio culturale immateriale dei territori alle falde del Monte Somma. Edito da Wojtek Edizioni, che pubblica autori come Cartarescu, Moresco e Savarese, il volume di Melito è un vero e proprio calendario delle tradizioni popolari: dai celebri “fucaroni” in onore di Sant’Antuono ai rituali e canti contadini del periodo natalizio, passando per il Carnevale Popolare pomiglianese (riconosciuto come Patrimonio Immateriale della Regione Campania secondo le normative Unesco, grazie proprio al lavoro di Melito e della Sunagliera), la Quaresima, le feste per la raccolta del grano, dei pomodori e dell’uva. Per ognuna di esse, si analizzano le origini, a partire dall’Antica Grecia e dall’Antica Roma, e i significati espliciti e nascosti.
«La storia di questo libro è lunga» racconta l’autore, «e anche parecchio travagliata. Ho iniziato a scrivere qualche giorno prima che venisse a mancare Marcello Colasurdo, uno dei miei maestri di tradizioni popolari. Quindi, poi, c’è stata una seria pausa. Quando l’ho terminato, mesi dopo, ho chiesto all’amministrazione comunale di sostenere le spese per la pubblicazione. In un primo momento c’è stato il sostegno, venuto poi a mancare per motivi sconosciuti, ma da quel momento l’associazione di cui faccio parte è costante vittima di boicottaggio da parte dell’ente. Comunque, Wojtek ha poi letto il lavoro e l’ha ritenuto meritevole di rientrare nella sua collana dedicata proprio a Pomigliano e agli autori locali».
Il volume raccoglie canzoni, testi del teatro popolare, strofe di tammurriata (la musica, il canto e il ballo tipico della Campania), racconti della cultura popolare, tramandati oralmente per decenni e, in alcuni casi, addirittura secoli. Parlando proprio dei racconti, o cunti, popolari, ben dodici sono stati raccolti da Vittorio Imbriani e hanno avuto una diffusione più ampia. Melito ha, invece, recuperato altri tre racconti che rischiavano di essere dimenticati: i primi due sono stati stampati in pochissime copie, il terzo è stato ricostruito da un attento confronto con racconti popolari scandinavi, tedeschi, pugliesi e siciliani, e recuperato dalla memoria di Tonino ‘o Stocco, cantore e costruttore artigiano di tammorre, i tamburi campani che accompagnano appunto la tammurriata.
«Ascoltare, con umiltà, educazione e rispetto, i più anziani condividere le proprie storie e le proprie esperienze» aggiunge Melito, «è un vero e proprio onore. Entrare nella vita delle persone e delle loro famiglie va fatto con passo lento e gentile. Loro affidano a te i propri ricordi e le proprie emozioni. Tu hai solo il compito, per così dire, di riportarli su carta, mantenendoli veri e autentici, anche se talvolta possono sembrare rudi. Parliamo di altri tempi, un’altra società e un’altra socialità, un altro stile di vita, altre educazioni».
“Un’eredità nelle mani dei più giovani” è il sottotitolo del libro e, già dalle prime pagine, si capisce che questo lavoro è rivolto soprattutto a loro che, con responsabilità, ereditano il compito di mantenere vive le tradizioni popolari, anche e soprattutto sfruttando le nuove conoscenze e i nuovi mezzi di tutela e diffusione. Infine, ad impreziosire un lavoro già completo e basato su oltre venticinque anni di ricerca ed esperienza personale sul campo, c’è la prefazione curata da Giovanni Vacca, etnomusicologo e docente presso l’Università Roma Tre, nella quale si ricostruisce il contesto storico e culturale in cui Pomigliano d’Arco ha riconosciuto il profondo legame con quelle stesse tradizioni raccontate in queste pagine.
“Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari”, che sarà ufficialmente presentato al pubblico il 3 settembre, al Flip Festival al Palazzo Lancellotti di Durazzo a Casalnuovo, può essere acquistato presso la libreria dell’editore, Wojtek Libreria, in Piazza Leone a Pomigliano d’Arco.

Biografia di Marco Melito
Marco Melito nasce a Nola, nel maggio del 1991. All’età di nove anni, conosce Giovanni Sgammato e si avvicina al mondo delle tradizioni popolari locale. Negli anni, continua lo studio e una personale ricerca, anche grazie ai racconti del padre. Anni dopo, un nuovo incontro con Giovanni Sgammato si trasforma nel suo ingresso nell’associazione culturale ‘a Sunagliera. Da quel momento, inizia a frequentare maggiormente le feste popolari, incontrando i maggiori esponenti della musica e della cultura popolare. Entra a far parte della Paranza r’o Lione, di Scafati, e poi nella Paranza d’Ognundo, di Somma Vesuviana, esperienze che gli permettono di approfondire i propri studi e le proprie ricerche. “Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari” è il suo primo lavoro edito.