Benessere psicologico nelle Forze armate e di Polizia, Castricone (SINAFI): “Chiedere aiuto non è una debolezza. Le Istituzioni devono tornare a mettere la persona al centro”

Intervista al Segretario Generale del SINAFI Stefania Castricone sul tema del disagio psicologico, dello stress lavorativo e della necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e ascolto all’interno della Guardia di Finanza.

Il tema del benessere psicologico degli appartenenti alle Forze di Polizia è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico dopo alcuni episodi drammatici che hanno coinvolto il comparto sicurezza. Un tema complesso, che riguarda la capacità delle Istituzioni di riconoscere i segnali di disagio, costruire strumenti efficaci di prevenzione e garantire alle donne e agli uomini in uniforme un adeguato sostegno umano e professionale.

Ne abbiamo parlato con Stefania Castricone, Segretario Generale del SINAFI, il sindacato dei finanzieri, che richiama l’attenzione sulla necessità di un cambio culturale: maggiore ascolto, più supporto psicologico e una nuova consapevolezza del valore della persona all’interno delle organizzazioni.

Segretario Castricone, il fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze Armate e alle Forze di Polizia continua a suscitare forte preoccupazione. Dal punto di vista del SINAFI, siamo di fronte a un’emergenza che richiede un cambio di passo?

Quando si affrontano vicende così drammatiche è necessario innanzitutto avere rispetto per le persone coinvolte e per le loro famiglie. Non esistono risposte semplici e non è corretto ricondurre fenomeni complessi a un’unica causa.
Tuttavia, proprio per la gravità di questi episodi, riteniamo indispensabile un momento di riflessione profonda. Occorre avere la volontà di comprendere, di analizzare ciò che accade e anche il coraggio di interrogarsi su ciò che eventualmente è mancato, sui segnali che forse non sono stati colti e sugli strumenti che avrebbero potuto essere messi in campo.
La prevenzione deve diventare una responsabilità collettiva. Non possiamo limitarci a intervenire quando una situazione è già compromessa: dobbiamo costruire un sistema capace di ascoltare prima, intercettare il disagio e accompagnare le persone nei momenti di maggiore difficoltà.
Dietro ogni uniforme c’è una persona, con una propria storia, una propria sensibilità e una propria dimensione familiare. Questo aspetto non deve mai essere dimenticato.

 

Stress lavoro-correlato, carichi di responsabilità e difficoltà personali: quanto incidono questi fattori sulla qualità della vita dei finanzieri? Quali sono le principali criticità che il sindacato raccoglie dagli iscritti?

I finanzieri, così come tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine, svolgono un’attività caratterizzata da una forte specificità. È proprio questa specificità che spesso determina condizioni particolari rispetto ad altri comparti lavorativi.
Parliamo di persone che quotidianamente assumono responsabilità rilevanti, che operano in contesti complessi e che spesso devono mettere in secondo piano esigenze personali e familiari per garantire il servizio.
Molti colleghi vivono lontano dai propri affetti, dai propri figli, dalle proprie famiglie. I trasferimenti, la mobilità, i carichi di lavoro, la pressione derivante dalle responsabilità operative e amministrative possono incidere profondamente sull’equilibrio personale.
Dal confronto quotidiano con gli iscritti emerge frequentemente il bisogno di maggiore attenzione alla qualità della vita lavorativa, alla conciliazione tra servizio e famiglia e alla necessità di sentirsi maggiormente tutelati.
La professionalità e il senso del dovere dei finanzieri sono straordinari, ma proprio per questo dobbiamo evitare che la capacità di resistenza venga interpretata come assenza di fragilità.

 

Come deve essere rafforzata, secondo il SINAFI, la prevenzione? Servono più strumenti di ascolto e supporto psicologico?

Il primo elemento fondamentale è l’ascolto. Una persona in difficoltà deve sapere di poter trovare uno spazio sicuro nel quale parlare, senza timore di essere giudicata o penalizzata.
Il SINAFI, proprio nella convinzione che il sostegno psicologico rappresenti uno strumento essenziale di prevenzione, ha istituito da diversi anni il Dipartimento di Psicologia, coordinato dalla Psicologa Antonella Cortese.
Si tratta di un luogo di ascolto autentico, nel quale i colleghi possono esprimere liberamente preoccupazioni, difficoltà e problematiche legate alla vita professionale e personale.
Ma serve anche un cambiamento culturale. Dobbiamo superare l’idea che chiedere aiuto significhi mostrare una debolezza. Al contrario, riconoscere una difficoltà e affrontarla rappresenta un gesto di responsabilità e maturità.
La salute psicologica deve essere considerata una componente fondamentale del benessere complessivo del personale.

 

La vicenda che ha coinvolto una giovane allieva della Guardia di Finanza ha aperto una riflessione sul benessere psicologico nelle prime fasi della carriera. È necessario ripensare il percorso formativo dei giovani che entrano nel Corpo?

Il momento dell’arruolamento è certamente una fase molto delicata. Per un giovane allievo significa affrontare un cambiamento importante: nuovi ritmi, nuove regole, una realtà completamente diversa rispetto alla vita precedente.
Proprio per questo gli allievi devono essere accompagnati durante tutto il percorso formativo. Il supporto psicologico non dovrebbe essere soltanto uno strumento attivato su richiesta dell’interessato, ma una presenza costante all’interno del percorso educativo.
La vicenda di Aurora ha acceso un faro importante sui metodi educativi e formativi all’interno dei Reparti d’Istruzione. È necessario aprire una riflessione seria, costruttiva e responsabile.
Formare significa certamente trasmettere disciplina, preparazione e senso del dovere, ma significa anche educare al rispetto della persona e alla capacità di valorizzare ogni individuo.
Una moderna Istituzione deve essere in grado di coniugare rigore e attenzione umana.

 

Quale messaggio vuole rivolgere il SINAFI ai finanzieri che stanno attraversando un momento di difficoltà e alle Istituzioni chiamate a garantire maggiore attenzione alla salute mentale del personale?

Ai colleghi voglio rivolgere un messaggio molto semplice: non abbiate paura di chiedere aiuto.
La difficoltà può riguardare chiunque, anche persone altamente preparate, motivate e abituate ad affrontare situazioni complesse. Chiedere sostegno non significa essere meno forti, significa prendersi cura di sé e delle persone che ci stanno accanto.
Il SINAFI continuerà a essere un punto di riferimento per i finanzieri, garantendo ascolto e vicinanza.
Alle Istituzioni rivolgo invece un richiamo alla responsabilità. I valori fondanti di ogni Corpo dello Stato devono essere sempre al centro dell’azione quotidiana: rispetto, solidarietà, tutela della dignità della persona.
Chi ha il compito di formare e guidare il personale deve essere il primo custode di questi valori.
Solo mettendo realmente la persona al centro sarà possibile costruire un ambiente di lavoro più equilibrato, più attento e più vicino alle esigenze di chi ogni giorno indossa una divisa e serve il Paese.