NarteA ricorda le Quattro giornate di Napoli con lo spettacolo “Noi Vivi”

Il 27 settembre 1943 iniziavano le Quattro giornate di Napoli. Un episodio eroico, unico nella storia italiana, che valse alla città di Napoli il conferimento della medaglia d’oro al valore militare. Una medaglia assegnata a tutti i protagonisti e alle loro storie. Domenica 25 settembre 2016 (ore 19.15 e ore 21.00) si accendono i riflettori per “Noi Vivi”, uno spettacolo storico itinerante ideato dall’Associazione Culturale NarteA sul palcoscenico naturale della Galleria Borbonica, uno dei circuiti storici della Napoli sotterranea con ingresso in Vico del Grottone n°4. La data della messa in scena non è stata scelta a caso: la volontà è quella di divulgare la memoria storica di quel giorno del 1943 in cui Napoli combatté per la Libertà, in quella che viene chiamata l’insurrezione delle Quattro Giornate di Napoli, ascrivibile tra i momenti storici più difficili vissuti dai napoletani.

Dall’incisione in carboncino ritrovata sulla parete del sottosuolo napoletano, prende vita “Noi Vivi”: una pièce teatrale, scritta da Febo Quercia per la regia dello stesso con Antimo Casertano, che promette di catapultare il pubblico nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, in particolar modo fino alla fine dei moti insurrezionali, rivivendo proprio i luoghi che furono i rifugi bellici dove milioni di persone riuscirono a salvarsi dai bombardamenti.

Una città sotto assedio, bersaglio dichiarato di tutti gli eserciti, più di cento bombardamenti precipitano al suolo. Questa è Napoli nei suoi giorni più difficili, quando i napoletani vivono ore drammatiche in attesa di una liberazione che non sembra arrivare mai. In quel momento, dal 27 settembre del 1943, inizia una vera e propria caccia all’uomo, senza distinzione d’età: diciottomila persone esplodono in rivolta, l’intera città è in prima linea e per quattro giorni i napoletani tengono duro fino a costringere i tedeschi alla resa. La ricostruzione storica riporta nel cuore pulsante del sottosuolo napoletano, proprio all’interno degli antichi rifugi antiaerei, nel momento in cui la sommossa spontanea partenopea si salda alle azioni isolate della resistenza clandestina, in una sollevazione popolare che coinvolge senza distinzioni operai, bambini, intellettuali, ufficiali e soldati allo sbando. Il dramma vissuto dalla città e i segni di quel passato non troppo lontano sono ancora oggi visibili: su una parete dell’immensa cattedrale, scavata nel tufo giallo della pancia di Napoli, si può leggere l’incisione “Noi Vivi”. Una grande scritta scolpita con un carboncino sembra essere un sospiro di gioia, un urlo liberatorio di chi ha conquistato la salvezza. Finalmente liberi di continuare a vivere, ma imprigionati nelle viscere della terra.

La suggestiva ambientazione della Galleria Borbonica proietterà il pubblico direttamente sulla scena, in modo da sentirsi parte integrante della “storia”: tanti scalini da percorrere a perdifiato non appena suonavano le sirene. Presto il boato delle fortezze volanti si avvicinava, e le bombe sarebbero cadute di lì a breve. Correre, non pensare, arrivare nel cuore del monte Echia, con la speranza di riuscire nuovamente a scampare alla morte. Ogni giorno diventava difficile sopravvivere all’arida tragedia di quegli anni. Suonava la sirena, un’altra bomba stava cadendo dal cielo: l’affanno aumentava, le macerie ostacolavano ogni vicolo. Bisognava fuggire, raccogliere velocemente in un lenzuolo le cose più “utili” e trovare rifugio nell’unico posto dove forse ci si poteva salvare. Un attimo e la sirena poteva suonare di nuovo: la paura tornava, il giorno e la notte si confondevano. Per sopravvivere, bisognava crearsi una “nuova” quotidianità, capace di ricordare che si era ancora umani. Nel tempo i bombardamenti hanno cancellato ogni cosa, ma non la memoria e la speranza di coloro che risalivano in superficie per gridare al cielo e agli attori di quella assurda Guerra: “Noi Vivi”!

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Bisogna fuggire, raccogliere velocemente in un lenzuolo le cose più “utili” e trovare rifugio nell’unico posto dove forse ci si può salvare – con queste parole Febo Quercia, autore e regista della pièce teatrale, introduce lo spettacolo – Questa rappresentazione teatrale è qualcosa di molto diverso dal ‘comune’, sono previsti sette attori in scena ed il fattore emotivo sarà il vero protagonista, grazie anche al supporto organizzativo prestatoci dalla Galleria Borbonica”.

Testo di Febo Quercia; con Marianita Carfora, Antimo Casertano, Veronica D’Elia, Sergio Del Prete, Serena Pisa, Peppe Romano, Katia Tannoia; costumi di Antonietta Rendina; scene e regia a cura di Febo Quercia e Antimo Casertano.

Per partecipare, è necessario prenotare ai numeri 339.7020849, 339.7020849, 334.6227785, 334.6227785.

La quota di partecipazione per lo spettacolo è di €15,00 per gli adulti, comprensiva di biglietto “percorso standard” per tornare a visitare il tunnel voluto nel 1853 da Ferdinando II di Borbone con una guida turistica del sito.

Ester Veneruso