Hanno scelto le note di una vecchia canzone degli anni ’60 per dare il via ufficialmente alla trebbiatura del grano.
Un rito antico, che inaugura simbolicamente l’inizio del nuovo ciclo del grano, e che la famiglia Caputo ha reso pubblico dal 2016 con il Capodanno del Mugnaio.
Quest’anno, per spegnere le dieci candeline, è stato scelto uno dei Campi Caputo della Campania: quello situato a Pontelatone, in provincia di Caserta.
Sul campo, assieme alla famiglia Caputo al completo, agricoltori, pizzaioli, pasticceri e operatori del settore si sono ritrovati per raccontare e valorizzare il percorso del chicco di grano, prima della sua trasformazione in farina.
Presenti all’evento: Francesco Todisco, presidente del Consorzio generale di bonifica del Bacino Inferiore del Volturno; Francesco D’Amore, titolare dell’omonima azienda agricola e Mauro Mori, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Dal 1924 Mulino Caputo porta avanti un legame indissolubile con la terra. Oggi l’azienda conta oltre 3.000 ettari coltivati, distribuiti in cinque regioni: Campania, Lazio, Puglia, Basilicata e Molise. Una sinergia che consolida un modello virtuoso, basato sulla valorizzazione di ogni singolo territorio e sulle differenti qualità del grano.
«Festeggiamo un traguardo importante — ha dichiarato Antimo Caputo, CEO dell’azienda — 10 anni di un evento simbolico e identitario che abbiamo voluto rendere pubblico, dopo averlo costruito assieme ai nostri partner: dall’Università di Agraria di Portici agli agricoltori. Dieci anni molto significativi che ci hanno permesso di alzare l’asticella, di coltivare varietà differenti di grano in base alle necessità degli artigiani: dai pizzaioli ai pasticceri, dagli chef ai panettieri fino agli appassionati di gastronomia. Continueremo in questo segno, nell’ottica di un’evoluzione legata alla sostenibilità e all’alta qualità, per soddisfare le diverse esigenze. Siamo, inoltre, come di consueto, al fianco degli agricoltori per garantire una sostenibilità economica ed ambientale. Le radici di questo progetto, ovviamente, vanno ben oltre il decimo anniversario: il nostro legame con il territorio vanta una tradizione storica che dura da tantissimi anni».
«Come azienda agricola capofila di questa splendida realtà — ha spiegato Francesco D’Amore — siamo orgogliosi di accompagnare il “Capodanno del Mugnaio” e di far parte di questa filiera d’eccellenza per il Mulino Caputo di Napoli. Negli ultimi anni abbiamo intensificato la nostra attività di ricerca sul fronte delle concimazioni. Il nostro obiettivo è duplice: da un lato ottenere i migliori risultati agronomici ed economici, dall’altro sviluppare una coltura sempre più sostenibile e rispettosa dell’ambiente. In quest’ottica, abbiamo trasformato una potenziale criticità in valore applicando i principi dell’economia circolare: un prodotto come il letame, tradizionalmente considerato un rifiuto delle aziende zootecniche, diventa oggi una risorsa preziosa per rigenerare la terra, arricchire il suolo e garantire una materia prima di altissima qualità».
Ed è proprio la sostenibilità ambientale il cuore pulsante della produzione: «Il Mulino è a scarti zero — ha ribadito Antimo Caputo — Grazie alla presenza di numerosi allevamenti locali, riusciamo a conferire anche i sottoprodotti della macinazione. In questo modo connettiamo diverse anime del mondo agricolo e produttivo all’interno di un vero e proprio ciclo integrato. Il 2026 si sta rivelando un anno particolare: a causa di un meteo più freddo rispetto alla media la stagione è partita in ritardo, ma queste temperature hanno favorito una maturazione eccezionale, regalandoci una materia prima di grandissima qualità».
Il futuro unisce la terra alla scienza. La ricerca scientifica è ormai parte integrante dello sviluppo del mulino grazie alla collaborazione con il docente Mauro Mori, del Dipartimento di Agraria della Federico II: «Quest’anno abbiamo fatto un ulteriore passo avanti nella nostra sperimentazione legata alla sostenibilità — ha sottolineato il professor Mori — introducendo nuove pratiche per contrastare i cambiamenti climatici. In particolare, abbiamo ottimizzato le concimazioni sostituendo i concimi minerali con matrici organiche. Questo genera un duplice beneficio: nutrimento e protezione del suolo, evitando l’inquinamento legato all’uso dei fertilizzanti chimici e favorendo lo stoccaggio del carbonio. Un impegno che arricchisce la filiera, dimostrando che l’agricoltura del futuro può essere la prima alleata dell’ambiente».
A forni accesi, la serata è proseguita con gli assaggi di vari tipi di pizza.
Prima del taglio della torta celebrativa, realizzata dal maestro pasticcere Sabatino Sirica, gli ospiti hanno potuto degustare i grandi panettoni artigianali scelti come dolce simbolo e augurio per il nuovo anno del Mulino.




