Sconfitta pericolosa. Napoli surclassato

 

Il 4-1 di Porto non è una sconfitta: è un sintomo. E a forza di ripeterlo da quattro mesi, c’è quasi da stancarsi di avere ragione.

Il primo tempo aveva mostrato una squadra viva: reazione dopo lo svantaggio, un paio di occasioni, un pareggio nell’aria e puntualmente arrivato. Ci aspettavamo una ripresa diversa. Invece, ancora una volta, blackout totale. Al sessantesimo il Napoli sparisce, e il Porto, che aveva una voglia feroce di vincere, fa quello che fanno le squadre serie quando sentono l’avversario in affanno: cresce. A centrocampo comanda Gabri Veiga, quello che a Napoli ricordiamo a un passo dall’arrivo, prima che il club non affondasse il colpo. Il 2-1 arriva dopo una traversa clamorosa, il terzo gol è la fotocopia del primo, il quarto è una ripartenza che mette a nudo una squadra spezzata, senza distanze e senza testa.

Ora la strada più comoda è già tracciata: esonerare l’allenatore. La invocano una certa stampa e una certa parte della piazza, ed è la soluzione più semplice perché costa il nome di uno solo. Ma ragioniamo. Mettiamo Farioli sulla panchina del Napoli stasera: cosa cambia? Il suo calcio vive di riaggressione, di corsa su ogni pallone, di giocatori che danno l’anima perché hanno polmoni per farlo. Con questi tredici, quattordici elementi, non cambia niente. Davvero qualcuno crede che con un nuovo tecnico gli uomini che si spengono al sessantesimo comincerebbero a correre più veloci?

Questo non assolve Allegri, che alibi non ne ha. Gliene resta uno solo, ed è pesante: una rosa risicata, logora, con alcuni calciatori che sembrano mentalmente altrove appena l’avversario gioca sul serio. Ed è qui che il discorso smette di riguardare la panchina.

La soluzione non ce l’ho. Dovrebbe averla la società: il presidente, il direttore sportivo Manna. Si spera almeno che ricordino che quest’anno il mercato si apre il 28 dicembre e non dopo la Befana. Perdere un altro mese sarebbe un errore che nessun allenatore, di nessun nome, potrebbe correggere.