Il gusto che riunisce le Due Sicilie: a Tenuta Villa Guerra la tradizione si fa narrazione identitaria

Torre del Greco è una terra definita dalla sua resilienza, una città che per ben cinque volte è stata ricostruita sulle proprie rovine, guadagnandosi il motto “Post fata resurgo”. Situata in una posizione strategica tra le falde del Vesuvio e l’azzurro del Golfo di Napoli, questa località ha sempre esercitato un fascino magnetico, diventando fin dall’epoca romana un ricercato sobborgo residenziale per l’otium. Tuttavia, è nel Settecento che il territorio vive il suo massimo splendore architettonico: con la costruzione della Reggia di Portici da parte di Carlo di Borbone, l’intera corte e la nobiltà napoletana fecero a gara per erigere lussuose “ville di delizia” lungo quello che divenne noto come il Miglio d’Oro.

In questo contesto di sfarzo settecentesco, una delle testimonianze più eleganti dell’architettura napoletana dell’epoca è Villa Guerra. Caratterizzata dalle sue strutture bianche e da un ingresso scenografico ornato da un’apertura di forma ellittica, la villa accoglie i visitatori attraverso un viale costeggiato da alberi ad alto fusto, immersi in un giardino rigoglioso. Recentemente, un restauro magistrale ha restituito a questi ambienti la loro originaria bellezza, trasformando la dimora in una sede d’eccellenza dove il passato dialoga costantemente con il presente.

È proprio tra queste mura cariche di memoria che, il 22 luglio, si è svolto un evento che ha trasformato la cena in un vero e proprio manifesto gastronomico. Non una semplice serata di gala, ma un viaggio identitario ispirato al Regno delle Due Sicilie, volto a dimostrare come la cucina possa essere un linguaggio vivo capace di riscattare i sapori autentici di territori storicamente legati “al di qua e al di là del Faro di Messina”.

Il percorso gastronomico, ideato dallo Chef Antonio la Cava, ha tracciato un ponte ideale tra il Vesuvio e la Sicilia. La narrazione è iniziata con la freschezza di una zuppetta di zucchine con crudo di gamberi, seguita da una ricciola marinata i cui profumi di arancia arrosto e capperi hanno richiamato immediatamente le insalate tipiche dell’isola. Il cuore dell’esperienza è stato però raggiunto con la Pasta mista, totani e patate: un classico della tradizione povera campana elevato a simbolo culturale.

L’accompagnamento enologico, curato dal sommelier Salvatore Maresca e dalla foos & wine consultant Simona Cacopardo, ha visto un confronto armonico tra la cantina campana Tenuta Scuotto (rappresentata da Adolfo Scuotto) e la siciliana Intorcia (rappresentata da Francesco Intorcia). Dal Marsala Tonic d’apertura ai bianchi come il Fiano e l’Oinì, il vino è stato il testimone liquido di questa storia comune.

Il gran finale è stato affidato al Pastry Chef e proprietario, Antonio Confuorto, che ha saputo fondere le due anime del Regno in un unico morso. Dopo una tradizionale brioche con il tuppo farcita con gelato al blu di bufala e gelsi, il dessert conclusivo ha suggellato l’unione: il cannolo siciliano ha incontrato l’albicocca pellecchiella (o “crisommola”). Questo frutto, eccellenza del territorio vesuviano che trae il suo sapore unico dai minerali del suolo lavico, ha rappresentato la sintesi perfetta di un’alleanza fondata sulla terra e sul sole.

L’evento ha confermato che la vera innovazione risiede nel coraggio di tornare alle radici. A Torre del Greco, l’eleganza non è data dalla complessità tecnica, ma dalla capacità di un piatto di evocare un’appartenenza secolare, parlando direttamente al cuore e alla memoria di chi sa ancora ascoltare la voce della storia.