A 16 anni si diploma con 100 e guarda al futuro: “La transizione ecologica è la nostra più grande responsabilità

C’è una generazione che spesso viene descritta come distratta, troppo legata agli smartphone e poco interessata al futuro. Poi incontri Chiara Mozzillo e ti rendi conto che quella narrazione è incompleta.

 Sedici anni appena compiuti, diploma con il massimo dei voti e un percorso scolastico che guarda già al domani. Chiara, di Aversa, è tra i primi studenti ad aver concluso il liceo scientifico quadriennale TrED, il percorso sperimentale dedicato alla Transizione Ecologica e Digitale. Un’esperienza che non si limita all’apprendimento tradizionale, ma forma cittadini consapevoli attraverso laboratori, stage nelle aziende, workshop, summer camp e settimane di lavoro dedicate allo sviluppo sostenibile.

Il suo racconto non è quello di una studentessa che ha semplicemente terminato un ciclo di studi. È la testimonianza di una ragazza che ha imparato a osservare il mondo con occhi diversi.

Mi sento pronta ad affrontare l’università e tutto ciò che verrà dopo“, racconta con una maturità sorprendente. La scuola, dice, le ha dato non solo conoscenze, ma soprattutto strumenti per comprendere il cambiamento e affrontarlo con responsabilità. Una responsabilità che, per Chiara, nasce anche dalla famiglia. Cresciuta in un ambiente in cui il rispetto per l’ambiente e l’etica sono valori quotidiani, ha scelto il TrED quasi naturalmente. “Quando ho scoperto che sarebbe partito questo percorso dedicato alla transizione ecologica e digitale, ho capito subito che era la strada giusta“.

Per Chiara, la vera forza del percorso TrED è stata quella di trasformare lo studio in esperienza concreta. “Applicare alla realtà ciò che impariamo in classe è fondamentale“, spiega, sottolineando come laboratori, workshop, debattiti e attività nelle aziende abbiano reso le conoscenze più solide e consapevoli, aiutandola anche a comprendere il funzionamento del mondo del lavoro. Un metodo che, secondo lei, prepara davvero ad affrontare le sfide del futuro. Tra queste, la più importante resta la transizione ecologica, che definisce non come un semplice insieme di regole ambientali, ma come “consapevolezza dell’inquinamento, delle sue conseguenze e di ciò che ciascuno di noi può fare, anche nel proprio piccolo“. Un cambiamento che richiede competenze, responsabilità e soprattutto un forte impegno etico, perché, conclude, “non si realizza in un giorno, ma è un percorso nel quale tutti dobbiamo imparare a fare la nostra parte

Ma cosa significa davvero “transizione ecologica” per una ragazza di sedici anni?

Non è soltanto una questione di energie rinnovabili o di raccolta differenziata. È, prima di tutto, un cambiamento culturale. Significa acquisire consapevolezza dell’impatto delle nostre azioni, imparare a ridurre gli sprechi, utilizzare la tecnologia con intelligenza e costruire un rapporto nuovo con il pianeta. È una visione che va oltre gli slogan.

La tecnologia può aiutarci tantissimo“, spiega, “ma deve essere usata con responsabilità. Altrimenti rischiamo semplicemente di spostare il problema invece di risolverlo“. Parole che sembrano ricordare a tutti noi che l’innovazione, da sola, non basta. Servono educazione, senso critico e una nuova cultura della sostenibilità. Ed è proprio questo il messaggio più importante che emerge dalla sua esperienza. Per Chiara, la vera sfida della sua generazione non sarà solo quella di combattere la crisi climatica, ma anche quella di superare il consumismo che caratterizza la società contemporanea. Imparare che il benessere non coincide con il possedere sempre di più, ma con il vivere meglio, consumando meno e con maggiore consapevolezza.

Una riflessione che colpisce perché arriva da chi appartiene proprio alla generazione cresciuta nell’epoca dell’immediatezza, dei social network e del “tutto e subito”. Eppure nelle sue parole non prevale il pessimismo. C’è preoccupazione, certamente. Chiara è consapevole che il tempo per intervenire non è infinito e che molti cambiamenti arrivano con lentezza. Ma c’è soprattutto una convinzione: il futuro non è scritto. Dipenderà dalle scelte che sapremo compiere oggi.

Per questo guarda con fiducia alla formazione ricevuta. Durante il percorso TrED ha lavorato con aziende innovative, ha conosciuto il mondo dell’intelligenza artificiale, dell’Industrial Metaverse, ha progettato startup sostenibili e imparato che il lavoro del futuro richiederà competenze tecniche, capacità di collaborare, pensiero critico e sensibilità ambientale.

Il prossimo passo sarà l’università. Ha scelto Ingegneria Ediltronica presso l’Università Vanvitelli, un corso che unisce edilizia, elettronica e sostenibilità. Un settore di mio grande interesse, che è anche alla base dell’indirizzo universitario che ho scelto, è la domotica. Mi interessa molto l’unione tra edilizia tradizionale e tecnologie digitali per progettare edifici intelligenti e città connesse, capaci di ottimizzare i consumi energetici, garantire sicurezza e automatizzare la gestione degli impianti“, spiega Chiara, a dimostrazione che la transizione ecologica non rappresenta un limite allo sviluppo, ma una straordinaria opportunità di crescita, innovazione e occupazione.

In fondo è proprio questo il grande insegnamento che arriva dalla storia di Chiara. La transizione ecologica non sarà realizzata soltanto dalle leggi o dalle nuove tecnologie. Sarà costruita soprattutto dalle persone. Da ragazze e ragazzi preparati, curiosi e responsabili, capaci di trasformare la conoscenza in azione. L’Italia ha bisogno di giovani come lei. Ma ha anche bisogno di una scuola capace di formarli ed esperienze come il TrED dimostrano che è possibile ripensare l’educazione mettendo insieme sapere, innovazione, imprese e sostenibilità. Significa preparare studenti che non siano soltanto diplomati o laureati, ma cittadini consapevoli, pronti ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo.

Per quanto riguarda le sfide più urgenti che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi dieci anni sul fronte ambientale Chiara afferma: “Dal mio punto di vista, la sfida fondamentale è la sensibilizzazione e la presa di coscienza da parte di tutta la popolazione. Vedo ancora molte persone avere comportamenti sbagliati, non necessariamente perché vogliano creare un problema, ma perché spesso non sono abbastanza consapevoli di ciò che è giusto o sbagliato fare rispetto alle necessità dell’ambiente e del territorio. Inoltre bisognerebbe dare alle persone anche i mezzi per agire meglio: per esempio incentivi legati al rispetto della raccolta differenziata, misure per evitare lo spreco alimentare e una maggiore presenza di cestini nelle zone pedonali. Sono soluzioni sicuramente impegnative e non semplici da realizzare, ma la salvaguardia del nostro pianeta deve essere una priorità, per evitare di arrivare a un punto di non ritorno.

Alla fine dell’intervista chiediamo a Chiara quale parola racchiuda questi quattro anni. La risposta arriva senza esitazione: “Futuro“. Forse è proprio questa la parola che dovremmo imparare a pronunciare più spesso quando parliamo di ambiente. Perché la transizione ecologica non riguarda soltanto il clima o l’energia. Riguarda la speranza. E quando una ragazza di sedici anni guarda al domani con competenza, responsabilità e il desiderio di migliorare il mondo, quella speranza smette di essere un’utopia e diventa un progetto concreto.