Ordinanza regionale per la chiusura anticipata dei locali: manifestazione di protesta a Napoli

L’avevano anticipato durante i mesi del Lockdown: l’inizio di ottobre sarebbe potuto coincidere con una seconda ondata.
Da giorni i casi aumentano quotidianamente e nel respirare l’aria dei mesi passati, tornano preoccupazioni e provvedimenti inevitabili. Dopo la fase 2 e 3 in cui è stato possibile “riassaggiare“, con massima attenzione, la normalità, ad oggi bisogna fare un passo indietro. La regione punta dritto alla limitazione degli assembramenti e alla conseguente ordinanza che determina la chiusura di bar, ristoranti e locali alle 23 dalla domenica al giovedì e alle 24 il venerdì ed il sabato.
Scatta immediata una reazione da parte delle categorie di lavoratori che si sentono penalizzati e che rischiano il collasso, proprio come durante il lockdown.
Venerdì 9 ottobre, a via Santa Lucia, all’ingresso della Regione Campania ha avuto luogo una manifestazione di protesta da parte di rstoratori e operatori della movida napoletana riuniti nella Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, che hanno scelto di scendere in campo per dire “no alla chiusura anche di un solo esercizio”. La scelta è molto discussa anche dai comuni, l’assessore al Commercio Rosaria Galiero commenta così:
Il momento drammatico che stiamo vivendo necessita di una gestione lucida e ragionevole che tenga conto della reale incidenza che i provvedimenti attuati possano realizzare in concreto. Lo abbiamo già visto nei mesi scorsi, chiudere prima le attività non riduce gli assembramenti anzi moltiplica la possibilità di presenze in orari più concentrati. Il fenomeno degli assembramenti ed il non rispetto delle indicazioni per le limitazioni di contagio da Covid non possono essere pagate dagli operatori che immensi sforzi hanno fatto negli ultimi mesi per adeguarsi ai protocolli e si sono esposti ad ulteriori costi per sostenerne il rispetto”.
Non resta che attendere ulteriori disposizioni regionali e nazionali.