NAPOLI – Da quasi quattordici anni un imperatore immaginario chiama a raccolta i suoi sodali in un italiano che non è mai esistito, proponendo il ritorno al Medioevo come rimedio ai mali della modernità. Nato alla fine del 2012 dall’idea di un gruppo di amici universitari sardi, Feudalesimo e Libertà è il finto partito per il ripristino dei diritti feudali che ha costruito una delle comunità più riconoscibili della rete italiana: centinaia di migliaia di sodali sui canali social, un “eloquio neovolgare” diventato marchio di fabbrica, adunate nazionali, un inno ufficiale, un catalogo di pubblicazioni e una presenza costante nelle grandi manifestazioni di cultura pop.
A quell’immaginario si affida ora «Assalto al Castello», il gioco di destrezza di Giochi Uniti che torna in autunno 2026 in una nuova edizione su licenza di Feudalesimo e Libertà, con debutto a Lucca Comics & Games, in programma dal 28 ottobre al 1° novembre.
Ogni giocatore veste i panni di un feudatario. La partita si apre con una fase di costruzione: otto carte da erigere sul proprio tappetino Fondamenta, a comporre un maniero che sta in piedi solo se la mano è ferma. Poi comincia l’assedio. A turno si pesca una carta e se ne applica l’effetto — e quando esce Catapulta o Trabucco, la carta stessa diventa la munizione: gomito appoggiato al tavolo, un colpo di polso, e la si lancia contro le mura degli altri. Quando tutte le carte di un maniero sono a terra, quel feudatario è fuori. Vince l’ultimo che resta in piedi.
Le carte evento sono un piccolo campionario di satira medievale. Tasse sottrae due carte al proprio castello. Peste Nera fa saltare il turno. Crociate obbliga gli altri giocatori a cedere materiale a chi la pesca. E c’è la trovata che rompe il quarto muro della confezione: la Grande Torre, il pezzo più imponente del tavolo, è letteralmente la scatola del gioco, e la carta Intervento Divino permette di impossessarsene e piazzarla a difesa del proprio feudo.
La nuova edizione si gioca dagli 8 anni in su, dura circa venti minuti e si spiega in due. È pensata per le famiglie e per i gruppi di amici, per quel tipo di serata in cui il tavolo diventa rumoroso e nessuno resta spettatore.
«“Assalto al Castello” si spiega in due minuti, si gioca in venti e alla fine fa ridere tutti, compreso chi perde», dichiara Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. «Feudalesimo e Libertà è la voce più adatta che potessimo trovare in Italia per questo tipo di ironia: un immaginario medievale costruito su misura per un gioco in cui ci si assedia a colpi di catapulta. Non c’è testo da leggere, non c’è curva di apprendimento: c’è una carta in mano e un castello da abbattere».
De Carolis inserisce l’operazione in una linea editoriale precisa: «Il mercato italiano del gioco da tavolo cresce, ma la cultura ludica del nostro Paese è ancora giovane e una parte enorme del pubblico potenziale non ha mai avuto un motivo per sedersi al tavolo. Le licenze pop servono esattamente a questo: sono porte d’ingresso. Chi segue Feudalesimo e Libertà e non ha mai comprato un gioco da tavolo in vita sua, davanti a questa scatola sa già dove si trova. Ed è un gioco che si fa con le mani, senza schermi in mezzo: il nostro payoff è “Gaming is Sharing”, e lanciarsi carte addosso tra amici è forse la sua dimostrazione più letterale».
«Siam molto lieti d’aver finalmente congiunto le nostre forze con Giochi Uniti per dar vita a un vero giuoco da tavola, sollazzo nobile et istruttivo pensato però anche per villici, bifolchi et genti di scarsa dottrina», affermano nel loro tipico linguaggio e con la loro ironia quelli di Feudalesimo e Libertà. «Un ludus sì semplice che si possa praticare sanza far di conto con le dita, sanza conoscere il latino et financo sanza aver mai imparato a leggere le Sacre Scritture. Basteranno un tavolo, qualche sodale, un poco d’ingegno e quella minima capacità cognitiva che Nostro Signore, nella Sua infinita misericordia, ha concesso anche al più umile dei servi della gleba. Siam dunque impazienti di vedere finalmente nobili, mercanti, artigiani et plebe affrontarsi ad armi pari. O quasi: dacché contra la stoltizia, come insegna la Storia, neppure un buon regolamento pote facer miracoli».
«“Assalto al castello” nasceva da un’idea comune come quella di costruire un castello di carte e trasformarla in un party game adatto a tutti», spiegano gli autori del gioco Roberta Marchetta e Giovanni Spadaro. «In questi anni abbiamo visto giocare allo stesso tavolo abili nonne costruttrici con i nipoti di tutte le età, giocatori esperti che trovavano in “Assalto al castello” un momento ludico da condividere anche con chi non è solito sedersi al tavolo da gioco».
«Non potremmo essere più felici di sapere della collaborazione con Feudalesimo e Libertà perché grandi fan della loro realtà dagli albori, e anche perché quando creammo il prototipo di “Assalto al castello” avevamo dato al gioco proprio l’impronta medievale che troverete nella nuova uscita e come illustratori e game designer siamo entusiasti, non vediamo l’ora di sfidare nuovi giocatori all’ultima catapulta. Buona costruzione e… distruzione a tutti!», concludono.
