Antonella Cortese: “Lo stupro di una bambina non è un fatto giuridico, è un trauma che dura una vita.

Come professionista e autrice del libro “Quando l’amore uccide” , dedicato alla violenza sulle donne e alle sue radici psicologiche e culturali, sento il dovere professionale ed etico di esprimere profonda indignazione per la recente sentenza che ha inflitto una condanna di cinque anni di reclusione per la violenza sessuale su una bambina di dieci anni rimasta incinta a seguito dello stupro.
Una pena di questa entità rappresenta una risposta gravemente inadeguata rispetto alla devastazione prodotta su una mente in fase di sviluppo. La violenza sessuale in età evolutiva non è un evento circoscritto nel tempo, ma un trauma complesso che incide in modo profondo e duraturo sulla costruzione dell’identità, sul senso di sicurezza, sulla relazione con il proprio corpo, sull’affettività e sulla salute psichica futura.
La gravidanza conseguente alla violenza costituisce una forma di ri-traumatizzazione continua: il corpo della vittima diventa il luogo permanente dell’abuso, rendendo impossibile qualsiasi distanza psichica dall’evento traumatico. Dal punto di vista clinico, si tratta di un fattore che amplifica in modo significativo il rischio di disturbi post-traumatici complessi, dissociazione, depressione, disregolazione emotiva e compromissione dello sviluppo relazionale.
Una condanna così ridotta non solo non restituisce giustizia alla vittima, ma trasmette un messaggio sociale estremamente pericoloso: che la violenza sessuale sui minori possa essere relativizzata, che il danno psicologico profondo e permanente possa essere minimizzato, che la tutela dell’infanzia non rappresenti una priorità assoluta.
Come professionista della salute mentale non posso accettare che il sistema giudiziario continui a valutare questi reati esclusivamente attraverso una lente formale, ignorando la gravità clinica ed etica delle conseguenze che essi producono. È necessario che il diritto dialoghi con la psicotraumatologia, con la neuropsicologia dello sviluppo e con la realtà concreta delle vite spezzate da queste violenze.
La protezione dei minori e delle donne non può essere affidata a pene simboliche. Ogni sentenza comunica valori, stabilisce confini, definisce ciò che una società considera tollerabile o intollerabile. In casi come questo, il messaggio che viene trasmesso è drammaticamente sbagliato.