Età del Bronzo e Mediterraneo, la magia di Agropoli

Al Palazzo Civico delle Arti un incontro dedicato alla protostoria e agli antichi scambi tra i popoli del Mediterraneo.

Agropoli entra ufficialmente nel progetto culturale «Le Rotte del Mediterraneo nell’Età del Bronzo» (RoMeB), ampliando la rete di istituzioni, musei, parchi archeologici e studiosi impegnati nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio protostorico mediterraneo.
L’iniziativa è stata presentata al Palazzo Civico delle Arti di Agropoli, durante l’incontro «La Pompei della Protostoria e le nuove rotte del Mediterraneo nell’Età del Bronzo», che ha registrato una significativa partecipazione di pubblico. Nel corso dell’evento sono state consegnate due targhe del progetto, destinate alla Città di Agropoli e al Museo Archeologico, a testimonianza dell’ingresso del territorio cilentano nella rete.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco Roberto Antonio Mutalipassi, del consigliere delegato alla Cultura Francesco Crispino e del coordinatore del Comitato tecnico-scientifico del Museo Archeologico Fabio Astone, l’incontro ha approfondito il ruolo delle comunità protostoriche e le connessioni tra i territori del Mediterraneo. Tra gli interventi, quello dell’archeologa Claude Albore Livadie e la relazione «Dalla Sicilia alla Campania. Agropoli nelle Rotte dell’Età del Bronzo», a cura di Anna Russolillo, presidente e fondatrice di RoMeB, e Anna Abbate, vicepresidente dell’associazione. L’introduzione scientifica è stata affidata all’archeologa Flaminia Arcuri.
«Nell’Età del Bronzo affondano le radici della nostra identità europea – ha dichiarato Anna Russolillo – Non stiamo semplicemente collegando enti, siti e musei, ma ricostruendo le antiche relazioni tra territori che, già quattromila anni fa, erano protagonisti di scambi commerciali, culturali e tecnologici».
Il progetto RoMeB punta a creare una rete tra siti archeologici, musei, paesaggi storici e comunità, ricostruendo i legami sviluppatisi tra il III e il II millennio a.C. L’ingresso di Agropoli rappresenta un nuovo passo in un percorso che dalla Sicilia, attraverso Procida e i territori campani, raggiunge ora il Cilento, con l’obiettivo di promuovere la ricerca scientifica, la valorizzazione del patrimonio archeologico e un turismo culturale sostenibile.