Ossigeno Champions ma non è ancora facile

Tre punti  che valgono oro colato, ma soprattutto un’iniezione di ossigeno puro per la classifica di Champions e per un ambiente che rischiava di scivolare nella paranoia. La vittoria sofferta contro il Bodø/Glimt regala un sospiro di sollievo fondamentale, arrivato nel momento di massima tensione emotiva. Quando i norvegesi hanno trovato il gol del 2-2, il fantasma dell’ennesima serata stregata si è palesato al Maradona. La reazione c’è stata, la vittoria è arrivata, ma il campo ha consegnato un verdetto chiarissimo: questo Napoli viaggia costantemente con la spia della riserva accesa.

Le difficoltà psicofisiche e i cali di concentrazione non sono più un’impressione, ma una costante con cui fare i conti. Tra il 60’ e il 75’ la squadra tende inesorabilmente a perdere distanze e lucidità. Le prestazioni di McTominay e De Bruyne restano di caratura superiore, ma chiedere loro di reggere novanta minuti a ritmi vertiginosi ogni tre giorni è un azzardo biologico. Lo stesso vale per la mediana, dove un Anguissa ancora ben lontano dalla condizione migliore ha dovuto cedere il passo a Lobotka, l’unico in grado di ridare geometria e tempi di gioco.

I blackout della linea difensiva – con Rrahmani e Rafa Marín a tratti annebbiati – sono la diretta conseguenza di una squadra che perde filtro e gamba. In questo contesto, il ritorno alla difesa a quattro garantito da Allegri ha offerto maggiore copertura strutturale e permesso al centrocampo di esprimere qualità, pur esponendolo a un dispendio energetico enorme.

La buona notizia del rientro in gruppo di Vergara rappresenta un primo tassello verso un turnover non più rinviabile. La maratona che precede la sosta di metà novembre – con i banchi di prova di Roma, Monza, Juve, Porto e Lazio – non permette pause. Serviranno la freschezza dei giovani e una gestione maniacale delle forze per non buttare via quanto di buono costruito in una notte europea tanto sofferta quanto vitale.

 

F. M.