GIOVANNI RIZZO PORTA IL POSEIDONIA BEACH CLUB A HIP ITALIA 2026

Trasformare un luogo in una destinazione significa andare oltre la qualità dei servizi per costruire un’esperienza capace di generare identità, relazioni e senso di appartenenza. È questa la visione portata da Gianni Rizzo, imprenditore, business designer e fondatore del Poseidonia Hospitality Model, al Poseidonia Beach Club di Ascea, nel Cilento, alla tavola rotonda «Non Solo Luoghi: quando l’ospitalità crea identità, cultura e comunità», svoltasi al Digital Theatre di Bologna nell’ambito di HIP Italia 2026.

Il panel, moderato da Concetta D’Emma, ha messo a confronto due modelli di ospitalità: quello urbano di 21 House of Stories, rappresentato da Francesca Torricella, e quello territoriale del Poseidonia Beach Club. Due esperienze differenti, accomunate dalla volontà di trasformare gli spazi in luoghi capaci di generare comunità e appartenenza. Al centro del confronto, il ruolo delle imprese nella valorizzazione dei territori e nella costruzione di connessioni tra attività economiche, comunità locali e visitatori.

In questo contesto, Gianni Rizzo ha portato l’esperienza del Poseidonia, proponendo una riflessione che supera i confini del singolo beach club per affrontare una questione strategica per il settore: come crescere senza perdere l’identità del luogo da cui tutto ha origine?

«Ho portato sul palco un’idea di hospitality, non semplicemente un beach club», ha spiegato Rizzo, sintetizzando un approccio che mette in relazione impresa, territorio, cultura e comunità. Una visione fondata su principi concreti: standardizzare i processi senza uniformare l’identità, misurare la sostenibilità attraverso risultati verificabili, integrare il territorio nell’offerta e costruire relazioni che vadano oltre la prestazione del servizio.

Al Poseidonia Beach Club, questa impostazione si traduce in azioni misurabili: dalla certificazione ISO 20121:2024, relativa alla gestione sostenibile degli eventi, all’impianto fotovoltaico da 29 kW, con una produzione annua di circa 26.000 kWh, fino alla certificazione del claim «Menù a Spreco Ridotto e cucina circolare», dedicato alla misurazione e alla riduzione del food waste.

Al centro del modello si colloca il concetto di milieu creativo: un ambiente nel quale persone, cultura, impresa e territorio interagiscono, contribuendo a generare nuovo valore. È in questa prospettiva che si sviluppa il Poseidonia Hospitality Model, un metodo che integra esperienza, food, comunità, sostenibilità, cultura del servizio e identità territoriale.

L’obiettivo non è replicare un beach club, ma trasferire un modello organizzativo e culturale capace di adattarsi a contesti differenti. Nella visione di Gianni Rizzo, la crescita non coincide con la creazione di una catena di strutture identiche, bensì con la costruzione di un «arcipelago di luoghi»: realtà diverse, radicate nei rispettivi territori e unite da una medesima visione dell’ospitalità.

In questo quadro, la sostenibilità assume un ruolo strutturale nelle scelte aziendali. La relazione con la comunità, la tutela delle risorse ambientali e la valorizzazione delle peculiarità locali diventano elementi determinanti per sviluppare un’offerta riconoscibile e duratura. L’ospitalità si configura così anche come leva di sviluppo culturale e sociale, in grado di rafforzare il posizionamento di una destinazione e contribuire alla creazione di valore condiviso.

La partecipazione a HIP Italia 2026 si inserisce nel percorso del Poseidonia Beach Club, impegnato nello sviluppo di un modello di ospitalità responsabile, nel quale innovazione, attenzione ambientale e legame con il Cilento concorrono a definire l’esperienza proposta. Un percorso che punta a trasferire un metodo e le relative competenze senza rinunciare alle specificità dei luoghi in cui trova applicazione.

«Un luogo diventa davvero una destinazione quando comincia a generare appartenenza»: in questa frase Gianni Rizzo sintetizza il principio alla base della propria visione. Una prospettiva che invita a ripensare la crescita dell’hospitality non come semplice moltiplicazione delle strutture, ma come capacità di generare valore mantenendo saldo il rapporto tra impresa, territorio e comunità.