Il calcio, in fondo, è una questione di pura semplicità: deve regalarci emozioni, ben oltre la sterile logica dei freddi numeri. Eppure, per chi ama le statistiche e la scienza degli Expected Goals (xG), il Napoli visto contro il Frosinone ha saputo coniugare entrambe le cose. L’imperativo categorico era uno solo: vincere. E gli azzurri lo hanno fatto nel migliore dei modi, calando un rotondo 3-0 contro una squadra, quella ciociara, arrivata al Maradona forte di elogi e ottimi dati statistici.
Forse il “bel gioco” spumeggiante non è ancora sbocciato del tutto, ma una vittoria così netta rappresenta il punto di partenza ideale. Attenzione, una rondine non fa primavera – specialmente ora che andiamo incontro all’inverno – ma in campo si è visto un Napoli volitivo, concentrato fin dal primo fischio dell’arbitro.
L’avvio sprint e l’episodio del rigore
L’approccio degli azzurri è feroce: nei primi minuti Hojlund centra un clamoroso palo e il Napoli crea almeno altre due nitide palle gol, mentre il Frosinone si limita a qualche timido cross al centro dell’area. A sbloccare la gara è un episodio su cui si discuterà: un calcio di rigore che può apparire generoso, ma che le immagini confermano esserci, nato da un tocco con la punta dello scarpino del difensore su quello di Hojlund. Il penalty si trasforma in una saga: l’errore del danese (che forse dovrebbe delegare i tiri dal dischetto) viene graziato dall’intervento del VAR per invasione in area e movimento anticipato del portiere. Un richiamo giunto con eccessivo ritardo, ma che permette al Napoli di trovare il vantaggio. Da lì, la strada è in discesa: il raddoppio porta la firma di Lang, un’ottima notizia per l’attacco azzurro che chiude la prima frazione sul 2-0 in totale controllo.
La ripresa: la gestione, il genio di De Bruyne e la strigliata di Allegri
Nel secondo tempo il Napoli gestisce i ritmi, mettendo in mostra la pura qualità dei suoi singoli. Su tutti, brilla la stella di Kevin De Bruyne, autore addirittura di una doppietta. Il terzo gol, arrivato nel finale, è frutto di un’ottima intuizione di Giovanni (al suo esordio in campionato con Allegri) che serve al belga la palla per chiudere definitivamente i conti.
Tra le note più liete della serata spicca l’ingresso di Scott McTominay. Lo scozzese è sembrato già in forma campionato: voglioso, attento, ha messo l’anima su ogni pallone, lanciando un segnale importante in vista del lungo tour de force prima della sosta. Meno brillante l’impatto di chi è subentrato dalla panchina, scatenando le giuste ire di mister Allegri. Lucca ci ha provato, ma si è fatto notare più per un pregevole recupero difensivo che per le giocate in avanti; Gilmour, partito fuori per questioni di modulo, ha commesso qualche errore di troppo al suo ingresso, pur restando un elemento che si rivelerà utilissimo nell’arco della stagione. Spazio nel finale anche alla consueta staffetta sulla fascia tra Politano e Di Lorenzo.
Le indicazioni tattiche: luci e ombre del 3-4-2-1
La vera novità della serata è stato l’assetto tattico. Il 3-4-2-1 disegnato da Allegri convince appieno dalla cintola in su, garantendo imprevedibilità e occasioni. Qualche dubbio, invece, permane nel reparto arretrato. La difesa a tre sembra far soffrire Rrahmani, apparso un po’ spaesato, mentre Rafa Marin si è distinto per grande ordine. Bene a metà Badiashile, autore di ottimi interventi alternati a qualche mezzo errore, per fortuna non capitalizzato dal Frosinone.
A proposito dei ciociari: si confermano una squadra estremamente interessante. Ci sono almeno due o tre giovani talenti che andrebbero “attenzionati” con cura, profili che non stonerebbero affatto in una futura rosa del Napoli.
Ma il mercato e il futuro possono attendere. Per ora, l’unica cosa che conta è godersi questa vittoria, il primato delle emozioni sui numeri e un Napoli sereno, vincente e in crescita. Proprio il Napoli che vogliamo.
