Esclusiva NN24 – Bennato: “Amo le favole, ma amo ricreare i personaggi nelle mie canzoni”

Seconda e ultima  parte dell’esclusiva chiacchierata con Edoardo Bennato, il grande cantautore e musicista partenopeo si è confidato ai nostri taccuini in una bella e importante intervista che ha concesso a NapoliNews24. “Nel 1977 con il concept Album “Burattino senza fili” riuscii a battere il record di vendite detenuto fino a quel momento dal grande Lucio Battisti (che era un mio amico). Da allora utilizzai il meccanismo delle favole perché mi permetteva di affrontare argomenti, anche piuttosto seri, con la leggerezza appunto di una narrazione favolistica e mi spiego: il brano “La fata” ad esempio tratta della condizione femminile, un argomento che è attuale ancora oggi, anche drammaticamente attuale, tant’è che all’epoca diventò una bandiera nelle manifestazioni di piazza del movimento femminile. Il gatto e la volpe sono i persuasori occulti, quelli che creano, per il loro profitto, il divo musicale del momento (vi ricorda qualcosa?). E cosi per le altre canzoni. Ma la cosa più importante per me fu che ribaltai completamente la morale di Collodi, l’autore di Pinocchio. Ovvero mentre nel romanzo si sosteneva che il burattino passando attraverso le peripezie che gli capitavano, alla fine sarebbe diventato un bambino “a modo” e finalmente inquadrato nella società. Io al contrario sostengo che proprio quanto diventa un bambino incominciano i veri guai:“ Buffoni e burattino la guerra non la faranno mai!”. In “Sono solo canzonette” invece, mi diverto a descrivere i personaggi in esso contenuti in modo totalmente diverso dal libro di Barrie: Capitan Uncino diventa l’ideologo della lotta armata (si parlava in quegli anni di una figura unica che manteneva le fila dell’eversione negli anni di piombo). Spugna diventa uno studente fuori corso all’università, che è devoto a Capitan Uncino, tutto “buchi” come una Spugna appunto. Peter, è il ragazzo che non vuole crescere ma soprattutto è quello che vola, che ci insegna che si può volare e che “L’isola che non c’è”, anche se ha a che fare con un concetto utopico, non bisogna mai smettere di cercarla. Aggiungo che, al punto in cui è arrivato il nostro pianeta, dobbiamo, per forza trovarla! C’è anche nell’album ma soprattutto nel Musical che ha visto la luce nel 2006 e che è stato detentore di diversi “biglietti d’oro”, ovvero premiato come miglior musical anche per gli incassi al botteghino e che ancora oggi è in scena, c’è dicevo, il rapporto tra il mondo maschile e quello femminile. Nella scena in cui Wendy ringrazia Peter Pan di averla portata nel suo mondo fantastico, nel contempo dice che è arrivato il momento di tornare a casa, perché lei non vuole vivere per sempre al di fuori della realtà, per quanto affascinante possa essere, lei vuole autodeterminarsi, prendere la sua vita in mano con tutte le responsabilità che questo comporta. Si dice che, dietro un grande uomo ci sia sempre, o quasi, una grande donna, quando sarà vero anche il contrario, la dicotomia tra questi due generi verrà superata! Sia come sia mi sono messo in testa che il Musical di Peter Pan possa essere messo in scena anche sui palcoscenici in lingua inglese. Quindi con l’aiuto di un mio amico cantautore americano Jono Manson abbiamo tradotto, ovviamente non in senso strettamente letterale, tutte le canzoni. L’anno scorso negli Stati Uniti, ad Albuquerque – New Mexico, in una sala di registrazione abbiamo rifinito anche la parte musicale, ottenendo un risultato credo, poetico e melodico al tempo stesso. Il prossimo step è trovare un Management americano, inglese o anche australiano che possa metterlo in scena con queste canzoni, anche se non è cosa facile! Contemporaneamente, sto incominciando a lavorare alla messa in scena, stavolta in Italia, del Musical “Burattino senza fili”, ancora in fase Work in progress! Da sempre, oltre alla mia attività di autore di “canzonette”, ho sviluppato altri interessi nel campo di varie arti, quali la fotografia i videoclip e soprattutto la pittura. Vero è che ho disegnato alcune delle copertine dei miei dischi, c’è sempre stata una complementarità tra l’architetto e il cantante: l’architetto “usa” il musicista e viceversa. Nell’album “Io che non sono l’imperatore” la copertina era un mio progetto alternativo alle linee urbane-metropolitane della città di Napoli, quasi inesistenti all’epoca. Nel disco “La torre di Babele” ho disegnato l’evoluzione (o sarebbe meglio dire l’involuzione) degli esseri umani che costruiscono una torre fatta di armi: dalla clava a quelle più moderne e sofisticate, una sorta di scatto fotografico dell’umanità che fa la guerra. Negli ultimi anni ho concentrato la mia attenzione su quei personaggi che spesso affollano le nostre spiagge, a cui abbiamo dato il nome, anche un po’ dispregiativo di “Vucumprà”. Nel dipingerli, spesso con la loro improbabile merce da vendere, mi sono reso conto che molte volte avevano molta più dignità dei bagnanti a cui si rivolgevano. Ne sono venuti fuori una trentina di quadri che sono stati esposti in varie mostre e a cui ho dato il titolo di “In Cammino”. L’umanità che da sempre è in cammino, in una continua emigrazione.

Uno di essi l’ho donato al museo di Lampedusa nel 2016. Nel 2015 queste opere sono state esposte all’Expo di Milano sotto l’egida di Vittorio Sgarbi, che ha definito il mio stile pittorico “Iper realista”. I quadri sono stati realizzati utilizzando una tecnica mista su tela e non tutti sono dello stesso periodo, alcuni risalgono a diversi anni fa. Da sempre sostengo che non esistono diverse razze ma un’unica razza: quella umana, che si è, apparentemente diversificata, nel corso degli spostamenti migratori su base latitudinale, spostamenti durati di centinaia di migliaia di anni e che continuano ancora oggi e continueranno domani. È bene ricordare che, una volta i nostri antenati “sapiens” venivano tutti dall’Africa. Essi erano cacciatori-raccoglitori cioè seguivano le rotte migratorie degli animali per la caccia e raccoglievano quello che la natura offriva. Poi sempre nel corso di migliaia di anni qualcuno di essi iniziò a capire che si poteva coltivare la terra ed allevare animali, quindi diventarono stanziali con tutto ciò che questo ha comportato: costruzioni di abitazioni, sfruttamento delle risorse, disboscamento per creare aree coltivabili, deviazioni delle acque etc. Questo ci ha portato a ciò che siamo oggi ed ha addirittura a che fare con i cambiamenti climatici, ma questa è un’altra storia!

Il parametro latitudinale è fondamentale per capire ciò che è avvenuto e ciò che avverrà. Tra il buonismo sconclusionato e il cinismo spietato occorre necessariamente trovare una terza via. Ho scritto anche una canzone su questo tema nel 2015 : “Pronti a Salpare” che ha avuto il privilegio di vincere il premio “Una canzone per Amnesty International” nel 2016. Pronti a Salpare non è un invito rivolto ai disperati che, a costo anche della loro stessa vita, attraversano il Mediterraneo o altre aree del mondo. Loro scappano da guerre, carestie, siccità, fame, insomma dall’inferno in terra! No, Pronti a Salpare è rivolto a noi cosiddetti “privilegiati” di questa fascia latitudinale. Siamo noi che dobbiamo, volenti o nolenti, cambiare modo di pensare, capire che il nostro benessere futuro e quello dei nostri figli non può prescindere dalla soluzione dei problemi di quello che continuiamo a chiamare terzo mondo.

R.D.A.